I campi di prigionia di Camponogara

Un libro difficilmente reperibile (“Sotto due bandiere. Da artigliere imperiale a Legionario ceco” di Triska Jan F.) narra le vicende di un prigioniero di guerra austro-ungarico che dall’Italia, attraverso diversi campi di prigionia, ritorna nella sua natìa Cecoslovacchia per unirsi alle file dei Legionari cechi. Nel suo avvicinarsi al confine italo-austriaco, Triska passò anche in uno dei due campi di prigionia situati a Camponogara.

Il libro
Il libro “Sotto due Bandiere” che ha dato il via alla ricerca

Fu attraverso una casuale chiacchierata avvenuta con l’appassionato di storia locale Brusegan Beniamino che venni a conoscenza dell’esistenza di questi due siti. Se il primo, e più grande, campo di prigionia si trova oggi ubicato grossomodo nell’area del vivaio tra Via 4 Novembre e Via delle Mure, del secondo se ne sono quasi perse le tracce.

Dico quasi perché il sito, già localizzato in un campo nel periodo 1918-1921 (periodo in cui fu attivo), è individuabile soprattutto attraverso le fotografie aeree scattate nei mesi estivi sul territorio di Camponogara, nei pressi dell’attuale ippodromo.
Un’escursione estiva improvvisata, attraverso una fitta schiera di piante di granoturco, mi ha permesso di effettuare un survey conoscitivo della zona. Per me, laureato in archeologia, riconoscere le tracce lasciate sul terreno (individuabili solo dall’alto) e quanto rimasto di visibile a terra è un puro passatempo, utile per mantenersi in allenamento.
N.B. il survey si esegue a vista, i dati sono desunti da ciò che affiora dal terreno. Nessun oggetto è stato raccolto.

L'area del campo individuata dalle foto satellitari. Foto modificata da A. Donadel
L’area del campo individuata dalle foto satellitari. Foto modificata da A. Donadel 2013

I risultati ottenuti furono i seguenti:
– lati da 150 m;
– area di 22500 m quadrati;
– presenza di una suddivisione interna del campo in 8 aree di cui 3 maggiori a sud e 5 minori a nord;
– presenza di tracce di fossato lungo tutto il perimetro;
– sporadico materiale d’epoca affiorante (laterizi, vetri, metalli, calcestruzzo);
– ingente quantitativo di rifiuti moderni (prevalentemente latte di birra e bossoli da caccia, ma anche cartacce in alluminio).

Il campo non era di notevoli dimensioni. Concordando con il nostro citato detenuto, esso era un campo di solo passaggio in cui i prigionieri sostavano per brevi periodi (prima del trasferimento) o tornavano per dormire essendo impiegati come braccianti nei campi di tutta l’a zona (fino a Piove di Sacco, Dolo, Fossò e Mira).
La suddivisione in aree non è ben chiara. Di mio propenderei ad ipotizzare una separazione tra malati, ufficiali e truppa.

Resti di laterizi emergenti dal terreno disidratato, tra le piante. Foto di A. Donadel
Resti di laterizi emergenti dal terreno disidratato, tra le piante. Foto di A. Donadel 2013

Le zone più ampie, come lascerebbero supporre i frammenti di laterizi di fattura grossolana databili all’inizio del secolo ed i frammenti di vetro da finestra (spessore di ca. 2 mm, non isolante), dovevano spitare alcune baracche. La povertà dei materiali fa pensare a muretti perimetrali realizzati in mattoni e blocchi di calcestruzzo non armato su cui venivano innalzate delle strutture lignee, verosimilmente in tavolato.
I rari metalli individuati (chiodi ed una non meglio identificata e raggrumata placca di ferro) si riferiscono alle strutture abitative. Tuttavia è bene segnalare che il Sig. Brusegan mi riferì delritrovamento di un Kappenabzeichen (distintivo da berretto austriaco) che confermava quantomeno il passaggio di prigionieri di guerra in quella zona.
Il perimetro del campo doveva essere protetto da pali in calcestruzzo su cui si impostava il filo spinato.
La presenza di numerosa immondizie rende difficile lo studio del terreno, rivelando una scarsa pulizia dello stesso perpetrata fino ad anni recentissimi (alcune latte di birra sembravano nuove!).

Ad oggi, il tema dei prigionieri di guerra austro-ungheresi è noto solo in sei ulteriori contesti: alcuni ricoverati presso la Villa Pisani di Stra (ex Ospedale da campo n. 057), la tomba comune

La tomba comune dei prigionieri di guerra austro-ungarici nel cimitero di Mestre. Foto di A. Donadel 2014.
La tomba comune dei prigionieri di guerra austro-ungarici nel cimitero di Mestre. Foto di A. Donadel 2014.

presente nel cimitero di Mestre, contenente i resti di 220 caduti della duplice monarchia, la tomba comune presente nel cimitero della città di Padova (in cui tuttavia non è noto il numero di caduti) le notizie riferite al campo di prigionia di Cappelletta di Scorzè, una foto in nostro possesso che attualmente non ci è possibile pubblicare.

L’ultimo contesto, noto solo dal 18 dicembre 2015, riguarda il rinvenimento di una moneta austro-ungarica (sembra 2 Filler ungheresi) effettuato dal sig. Penazzo Gioacchino nei campi situati tra Saonara e Vigonovo. Per quanto non sia possibile affermare che tale moneta facesse parte del patrimonio di un prigioniero di guerra, è comunque interessante notare la sua presenza ben al di là del confine dell’epoca.

Esemplare di moneta da 2 Fille austro-ungarici simile a quella rinvenuta dal sig. Penazzo.
Esemplare di moneta da 2 Fille austro-ungarici simile a quella rinvenuta dal sig. Penazzo.

Speriamo tuttavia di poter dare maggiori contributi a questa interessante ricerca, magari a partire da questa riflessione archeologica.

Per le informazioni riferite al campo di prigionia di Cappelletta di Scorzè si può leggere un interessante articolo apparso sul blog: http://camillopavan.blogspot.it/2010/05/intervista-marco-girotto-campaner.html; le immagini del campo di prigionia sito presso l’ippodromo di Camponogara sono visibili su Google Earth, aiutandosi con le diverse sequenze temporali.

Alberto Donadel

5 risposte a "I campi di prigionia di Camponogara"

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  2. Risulta che nel vecchio cimitero di Prozzolo e in quello del capoluogo Camponogara, nella realtà fossero sepolti 7 soldati Austroungarici di 5 conosciuti e 2 ignoti. Risulta anche dagli archivi comunali che l’ultima traslazione dei resti mortali sia stata effettuata in tempi più recenti 1970, sotto l’amministrazione del sindaco Alfredo Tamburini. Traslazione da camponogara a prozzolo, dove se ne sono perse le tracce. Dai cognomi dei soldati si evince che fossero di diverse etnie, Tirolesi con il cognome Riedl hungheresi e bosniaci.

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    1. Gentile sig. Brusegan,
      innanzitutto la ringrazio ancora per l’aver condiviso le sue preziose informazioni che, come vede, ho riportato (e in parte integrato) segnalando anche l’origine di questa ricerca – lei -.
      E’ interessante quest’ultima sua annotazione. Avevo già compiuto diversi sopralluoghi nei cimiteri senza individuare alcun elemento, per così dire, estraneo. E’ possibile che i resti siano stati traslati nell’ossario cimiteriale frammischiandoli a quanti già presenti e rendendo, di fatto, impossibile il riconoscimento.
      La ricerca relativamente al comune di Camponogara è ancora agli albori ma sicuramente giungeremo anche lì tentando di narrare al meglio le vicende di questo importante ed interessante sito.
      Cordialmente,
      Alberto Donadel

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      1. Alberto buona sera, devo dire altresì su questa appassionante per me vicenda, che da una indagine condotta attraverso onor caduti, che ha in gestione i cimiteri militari siano essi Italiani o Austroungarici, anche se poi nella realtà non è così. La swharze Croice Austriaca , non aveva informazioni riguardanti queste sepolture, perché morti avvenute a guerra finita, decessi avvenuti molto probabilmente per cause, o naturali o per la febbre spagnola che era in atto in quel periodo. Proprio partendo da ciò, essendo l’ospedale di dolo l’unico nella zona a mio avviso, molto probabilmente di morti ve ne possono essere stati molti di più, con sepolture su diversi siti cimiteriali. Tornando alla discussione iniziale, certamente i resti di questi poveri caduti saranno finiti nell’ossario cimiteriale. Anche perché la sepoltura età stata fatta nel vecchio cimitero di prozzole, dove attualmente si trova il campo sportivo.purtroppo le posso dare una mano solo in via epistolare, in quanto sono attualmente all’estero con nessuna al momento previsione di rientro. Una ultima cosa, per me importante, era mia intenzione, proprio per ricordare che anche camponogara nella sua miliardesima parte ha contribuito fattivamente alla grande. Volevo ripeto installare delle targhe identificative nei luoghi dei campioni. Saluti e buona serata

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