1956: quando la natura si ribella all’uomo. La storia di Sorgato Giovanni

Cippo in memoria di Sorgato Giovanni
Cippo in memoria di Sorgato Giovanni

Aggirandosi tra i cippi presenti nel parco delle rimembranze di Vigonovo si possono leggere i nomi di 99 cittadini vigonovesi periti durante le guerra del 1915-1918, 1936-1939 e 1939-1945. Ma tra essi, inoltre, si potrà trovare un cippo particolare.
I meno giovani sicuramente conosceranno i fatti che si celano dietro questo cippo ma i più giovani, tra cui chi scrive, probabilmente no.

Sorgato Giovanni, vigonovese nato il 17 ottobre 1925, era un reduce della Seconda Guerra Mondiale che, al termine del conflitto, scelse la via dell’emigrazione nella speranza di un futuro migliore, conscio dei sacrifici che avrebbe dovuto affrontare nella vita.
L’Italia, uscita prostrata dal conflitto, viveva in un limbo segnato dalla ricostruzione, dalla stagnazione economica e da una ripresa tutt’altro che sorprendente. La via di fuga da questa situazione fu quindi, per moltissimi italiani, la via dell’emigrazione verso l’Europa ed il resto del mondo.
Come si legge sul cippo, egli morì l’8 febbraio 1956.

Cosa successe quel giorno? E perché Giovanni è ricordato tra i caduti di guerra?

Sorgato Giovanni (1925-1956)
Sorgato Giovanni (1925-1956)

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto leggere la placchetta in ceramica che, oltre a riportarne la foto, cita:

“MEDAGLIA D’ORO
MERITO CIVILE
8 FEBBRAIO 1956
QUAREGNON
(BELGIO)

Che accadde dunque a Quaregnon in quell’anno, tanto da dare la possibilità a Sorgato Giovanni di ottenere una Medaglia d’Oro, certamente postuma, al Merito Civile?
Quaregnon, così come altre località belghe, è una cittadina mineraria dove l’estrazione del carbone aveva ripreso a grandi ritmi a partire dal 1945 e dove la manodopera in miniera era fortemente richiesta.
Il Belgio, dunque, in base ad un trattato con l’Italia stipulato il 23 giugno 1946, prevedeva l’assunzione di 50.000 lavoratori di età inferiore ai 35 anni, che sarebbero partiti dall’Italia a gruppi di 2000 a settimana. In cambio di questa manodopera, l’Italia avrebbe ottenuto una fornitura di carbone annuale, a prezzi preferenziali, per un introito pari a 2-3 milioni di tonnellate.
Giovanni, quindi, faceva parte di questa massa di operai che partirono alla volta del Belgio per trovare lavoro e sperare, un giorno, di poter vivere una vita felice con la propria famiglia.
La vita in miniera non era tuttavia facile: turni massacranti di 8 ore, nessun contatto con il mondo esterno, insalubrità dell’aria, lavoro sottoterra alla luce di lampade al carburo o elettriche, ed incidenti periodici che causavano un numero elevatissimo di morti sul lavoro.

L’8 febbraio 1956, al Rieu du Coeur a Quaregno, si verifica l’ennesima sciagura, presto messa in ombra dalla non lontana sciagura di Marcinelle, sempre in Belgio, avvenuta l’8 agosto dello stesso anno.
A circa 815 m di profondità si verifica un crollo di una parte della galleria in cui Giovanni ed altri otto minatori (di cui solo uno non italiano) stavano lavorando. Il cedimento di una parete, forse anche connesso ad una fuga di gas, avevano ostruito l’unica via che i minatori potevano percorrere per tornare in superficie. A quel punto la riserva d’aria si esaurisce e, nelle profondità della miniera, gli otto uomini muoiono uno a uno per asfissia.
Questa tragedia irrita il Governo italiano che blocca l’assunzione di minatori italiani da parte del Belgio, pur permettendo a coloro che già lavoravano nel Paese di rimanere nelle miniere locali.

Con la Legge n. 658 del 20 giugno 1956 lo Stato italiano istituì la decorazione “al Merito Civile” che, all’art. 1, decretava: “È istituita una ricompensa al merito civile, intesa a premiare le persone, gli Enti e i Corpi che si siano prodigati, con eccezionale senso di abnegazione, nell’alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno.”.
Fu solamente il 13 febbraio 2007 che Giovanni ebbe conferita la medaglia con la seguente motivazione: “Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di Quaregnon, perdeva la vita, insieme ad altri sei connazionali, per asfissia e per il crollo di una parte della galleria, a circa ottocentoquindici metri di profondità. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all’estero, meritevole del ricordo e dell’unanime riconoscenza della Nazione tutta. 8 febbraio 1965 – Quaregnon (Belgio)“.
Insieme a lui vennero inoltre ricordati e premiati i suoi compagni, periti anch’essi a Quaregnon:
CACCIONI Giuseppe
DIVARANO Alfredo
PAVONI Costantino
PAVONI Sante
PINTORE Giuseppino
SCANDONE Giovanni

A seconda dei dati, tra il 1946 ed il 1956, nelle miniere belghe morirono tra i 650 e gli 868 lavoratori italiani.

Biblio-Sitografia:

L. 20 giugno 1956, n. 658

http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx?pag=2&qIdOnorificenza=4&cognome=&nome=&daAnno=1800&aAnno=2016&luogoNascita=&testo=&ordinamento=2

https://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=44023

http://win.storiain.net/arret/num189/artic2.asp

Alberto Donadel

Per ferite riportate in combattimento (contenuto forte)

[…] per ferite riportate in combattimento“. Così recita, quasi come una litanìa l’Albo d’Oro dei caduti della Grande Guerra. La decisione di non scendere nel dettaglio è presto detta: impossibile riportare tutte le oltre 500.000 cause di morte registrate su tutto il fronte, salvo occupare ancora più spazio di quello già destinato in maniera fissa a ciascun caduto di guerra.

La ricerca condotta presso gli archivi comunali di Pianiga e di Vigonovo può fornire un esempio di cause di morte. Molto spesso, è da dire, anche negli atti ufficiali compaiono diciture quali “deceduto in combattimento“, “per ferite riportate“, “per ferite da arma da fuoco“, “deceduto sul campo“, ecc., senza dare tuttavia ulteriori dettagli.
La guerra vera, quella vissuta da tutti, caduti e reduci, rimasta tacitata per anni, riaffiora però in alcuni casi che risultano essere i più drammatici, descritti con più o meno precisione, talvolta riportando per filo e per segno la crudeltà del conflitto trasmessa ai singoli Comuni attraverso le comunicazioni partite dai comandi o dagli ospedali di guerra.

Ecco allora che in questa sezione si propone una selezione di casistiche che hanno scioccato noi ricercatori. Non è questo un articolo per esaltare la morte ma, bensì, un tentativo di far aprire gli occhi e far riflettere su quella che è la guerra attraverso le parole più crude giunteci da essa. Le immagini allegate non si riferiscono a casi rivieraschi ma provengono dagli scavi archeologici eseguiti sul fronte italiano e francese che dimostrano la veridicità di queste righe.

Decessi in combattimento per:

  • schegge di granata nella regione frontale

    Frattura alla regione frontale e parietale sx causata da scheggia di granata
    Frattura alla regione frontale e parietale sx causata da scheggia di granata
  • ferite da arma da fuoco alla coscia dx e emorragia

    Femore dx perforato da shrapnel
    Femore dx perforato da shrapnel
  • disperso in combattimento 22/10/15 sul Sabotino, rinvenuto cadavere dal 77° fanteria il 12/7/16
  • scoppio di granata di grosso calibro che lo colpì in pieno. Furono raccolti i resti da animali da portaferiti. Sepolto sul posto
  • sfacelo arti inferiori e bacino

    Caduto tedesco disarticolato ritrovato in Francia
    Caduto tedesco disarticolato ritrovato in Francia
  • ferita da pallottola di mitragliatrice regione parietale dx con trattura della cassa cranica

    Caduto italiano rinvenuto al Soglio Melegnon
    Caduto italiano rinvenuto al Soglio Melegnon
  • colpito al torace da un sasso proiettato in aria dall’esplosione di una granata nemica
  • ferito al collo, con lesioni alla spina dorsale

    Vertebra cervicale colpita da shrapnel/scheggia di granata
    Vertebra cervicale colpita da shrapnel/scheggia di granata
  • colpito da una pallottola di shrapnel al margine esterno della regione pettorale sinistra”
  • ferite multiple a fondo cieco di scheggia di bombarda al torace [e] all’addome penetranti

Decesso durante un bombardamento a seguito di “schiacciamento per il crollo di una baracca
Decesso per “asfissia da annegamento” a seguito di incidente stradale zona Brenta-Piovego
Decesso in prigionia per “deperimento organico generale” (denutrizione)
Decesso per “frattura alla base cranica, con conseguente meningo-encefalite in seguito a caduta” (suicidio)

Fonti:
– Atti di morte del Comune di Vigonovo (1915-1923)
– Atti di morte del Comune di Pianiga (1914-1919)
– “Archeologia della Grande Guerra. Atti del Convegno Internazionale 23/24 giugno 2006“. Luserna, TN
Dati sullo scavo archeologico avvenuto al Soglio Melegnon di Arsiero (VI)

Alberto Donadel con la collaborazione di Gloria Gallo
Questo post è presente anche sul blog di Archeologia della Grande Guerra

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