Pelizza Giuseppe: storia di un IMI

Pelizza Giuseppe era figlio di Umberto e Menegazzo Maria.
Nato a Camponogara il 20 marzo 1922, al momento della chiamata alle armi risultava essere celibe e residente nel paese natale in Via Casino Rosso n. 16.

Al momento della visita di leva, avvenuta il 10 marzo 1941, venne registrato con la matricola 11.009 e segnalato come agricoltore istruito. Dopo un periodo di congedo dal servizio, venne richiamato il 21 gennaio 1942 ed inviato alla Scuola Applicazione Artiglieria e Genio (1° Btg.) di Torino, in territorio dichiarato in stato di guerra; trasferito a Casale Monferrato (AL) presso il Deposito del 1° Rgt. Artiglieria di Corpo d’Armata, 155° Gruppo, 29a Batteria, tra il settembre 1942 ed il marzo 1943 prese parte a diversi corsi abilitativi  che lo portarono a conseguire i certificati d’idoneità valevoli per la guida di autocarri ed automezzi militari quali i  modelli Fiat Medio, Fiat 18 B.L.R. e Bianchi.
Il 1° aprile 1943 venne assegnato al 1° Rgt. Artiglieria di Corpo d’Armata mobilitato ed inviato ad operare in Francia il 1° maggio.

Con la caduta del regime fascista, l’8 settembre 1943 venne catturato dalle truppe tedesche e deportato in Germania. Internato con la matricola n. 569, in data 19 novembre 1943 scrisse ai genitori la seguente lettera destinata agli internati:

Carissimi genitori il mio stato di salute è ottimo così vorrei sperare anche di voi. Anzi molto desiderio di sapere di notizie di mia Mamma. Non datevi pensiero di me io mi trovo bene [segue un’altra riga sbiaditasi nel tempo]”

Fronte e retro della cartolina spedata dal Lager dal soldato Pelizza Giuseppe

Fronte e retro della cartolina spedata dal Lager dal soldato Pelizza Giuseppe

A causa dei patimenti provati nel Lager – indicato con un generico “M. Stammlager V. C.” – si ammalò di tubercolosi polmonare bilaterale aperta decedendo il 31 luglio 1944. Venne quindi sepolto nel cimitero di Nagold, settore XXIV, tomba n. 22 ed in seguito  traslato nel Cimitero Militare Italiano d’Onore (Walfriedhof) di Monaco di Baviera negli anni 1968.
Dopo l’avvio di una complessa trattativa, per volontà degli eredi le spoglie mortali di Giuseppe sono finalmente rientrate in Italia, venendo sepolte nel cimitero di Vigonovo l’11 ottobre 2008.

Momenti della cerimonia di traslazione della salma nel Comune di Vigonovo

Momenti della cerimonia di traslazione della salma nel Comune di Vigonovo

Insignito della Medaglia Commemorativa della Campagna di guerra 1943-1944; Croce al Merito di Guerra 1940-1945; Croce al Merito di Guerra in qualità di deportato.

NOTE: è importante precisare che al deportato non era possibile fornire indicazioni sul luogo in cui si trovava e ciò spiegherebbe il motivo dell’indicazione generica di “Stammlager“. Data la località di sepoltura, è probabile si trovasse nel lager di Nagold, uno dei tanti sottocampi presenti in Germania.

Fonti:
Foglio Matricolare 11009/1922
Articolo de “Patria Indipendente” del 14 dicembre 2008, anno XII
Documentazione conservata presso la fam. Pelizza di Vigonovo, che si ringrazia per la partecipazione.

Alberto Donadel

1956: quando la natura si ribella all’uomo. La storia di Sorgato Giovanni

Cippo in memoria di Sorgato Giovanni

Cippo in memoria di Sorgato Giovanni

Aggirandosi tra i cippi presenti nel parco delle rimembranze di Vigonovo si possono leggere i nomi di 99 cittadini vigonovesi periti durante le guerra del 1915-1918, 1936-1939 e 1939-1945. Ma tra essi, inoltre, si potrà trovare un cippo particolare.
I meno giovani sicuramente conosceranno i fatti che si celano dietro questo cippo ma i più giovani, tra cui chi scrive, probabilmente no.

Sorgato Giovanni, vigonovese nato il 17 ottobre 1925, era un reduce della Seconda Guerra Mondiale che, al termine del conflitto, scelse la via dell’emigrazione nella speranza di un futuro migliore, conscio dei sacrifici che avrebbe dovuto affrontare nella vita.
L’Italia, uscita prostrata dal conflitto, viveva in un limbo segnato dalla ricostruzione, dalla stagnazione economica e da una ripresa tutt’altro che sorprendente. La via di fuga da questa situazione fu quindi, per moltissimi italiani, la via dell’emigrazione verso l’Europa ed il resto del mondo.
Come si legge sul cippo, egli morì l’8 febbraio 1956.

Cosa successe quel giorno? E perché Giovanni è ricordato tra i caduti di guerra?

Sorgato Giovanni (1925-1956)

Sorgato Giovanni (1925-1956)

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto leggere la placchetta in ceramica che, oltre a riportarne la foto, cita:

“MEDAGLIA D’ORO
MERITO CIVILE
8 FEBBRAIO 1956
QUAREGNON
(BELGIO)

Che accadde dunque a Quaregnon in quell’anno, tanto da dare la possibilità a Sorgato Giovanni di ottenere una Medaglia d’Oro, certamente postuma, al Merito Civile?
Quaregnon, così come altre località belghe, è una cittadina mineraria dove l’estrazione del carbone aveva ripreso a grandi ritmi a partire dal 1945 e dove la manodopera in miniera era fortemente richiesta.
Il Belgio, dunque, in base ad un trattato con l’Italia stipulato il 23 giugno 1946, prevedeva l’assunzione di 50.000 lavoratori di età inferiore ai 35 anni, che sarebbero partiti dall’Italia a gruppi di 2000 a settimana. In cambio di questa manodopera, l’Italia avrebbe ottenuto una fornitura di carbone annuale, a prezzi preferenziali, per un introito pari a 2-3 milioni di tonnellate.
Giovanni, quindi, faceva parte di questa massa di operai che partirono alla volta del Belgio per trovare lavoro e sperare, un giorno, di poter vivere una vita felice con la propria famiglia.
La vita in miniera non era tuttavia facile: turni massacranti di 8 ore, nessun contatto con il mondo esterno, insalubrità dell’aria, lavoro sottoterra alla luce di lampade al carburo o elettriche, ed incidenti periodici che causavano un numero elevatissimo di morti sul lavoro.

L’8 febbraio 1956, al Rieu du Coeur a Quaregno, si verifica l’ennesima sciagura, presto messa in ombra dalla non lontana sciagura di Marcinelle, sempre in Belgio, avvenuta l’8 agosto dello stesso anno.
A circa 815 m di profondità si verifica un crollo di una parte della galleria in cui Giovanni ed altri otto minatori (di cui solo uno non italiano) stavano lavorando. Il cedimento di una parete, forse anche connesso ad una fuga di gas, avevano ostruito l’unica via che i minatori potevano percorrere per tornare in superficie. A quel punto la riserva d’aria si esaurisce e, nelle profondità della miniera, gli otto uomini muoiono uno a uno per asfissia.
Questa tragedia irrita il Governo italiano che blocca l’assunzione di minatori italiani da parte del Belgio, pur permettendo a coloro che già lavoravano nel Paese di rimanere nelle miniere locali.

Con la Legge n. 658 del 20 giugno 1956 lo Stato italiano istituì la decorazione “al Merito Civile” che, all’art. 1, decretava: “È istituita una ricompensa al merito civile, intesa a premiare le persone, gli Enti e i Corpi che si siano prodigati, con eccezionale senso di abnegazione, nell’alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno.”.
Fu solamente il 13 febbraio 2007 che Giovanni ebbe conferita la medaglia con la seguente motivazione: “Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di Quaregnon, perdeva la vita, insieme ad altri sei connazionali, per asfissia e per il crollo di una parte della galleria, a circa ottocentoquindici metri di profondità. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all’estero, meritevole del ricordo e dell’unanime riconoscenza della Nazione tutta. 8 febbraio 1965 – Quaregnon (Belgio)“.
Insieme a lui vennero inoltre ricordati e premiati i suoi compagni, periti anch’essi a Quaregnon:
CACCIONI Giuseppe
DIVARANO Alfredo
PAVONI Costantino
PAVONI Sante
PINTORE Giuseppino
SCANDONE Giovanni

A seconda dei dati, tra il 1946 ed il 1956, nelle miniere belghe morirono tra i 650 e gli 868 lavoratori italiani.

Biblio-Sitografia:

L. 20 giugno 1956, n. 658

http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx?pag=2&qIdOnorificenza=4&cognome=&nome=&daAnno=1800&aAnno=2016&luogoNascita=&testo=&ordinamento=2

https://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=44023

http://win.storiain.net/arret/num189/artic2.asp

Alberto Donadel